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La fedeltà del Signore dura in eterno Salmo 117 (116)
1 Alleluyah !
Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
2 perché forte è il suo
amore per noi
e la fedeltà del Signore dura
in eterno. Alleluyah !
Il salmo 117 (116) è un inno
in miniatura e, come in tutti i salmi
di lode, non c'è posto per ripiegamenti su se stessi né per richieste
personali. Ogni sorta di “interesse” è, cioè, allontanato dalla mente e tutto
lo spazio viene dato a Dio, di cui il salmista canta la grandezza e la gloria
sperimentata dal suo popolo. Come tutti gli inni, infatti, anche questo nasce
come un Amen della comunità in
risposta a quel Dio che si è rivelato suo Signore e, soprattutto, suo
liberatore. In altre parole, questo piccolo inno totalmente centrato su Dio, ne canta soprattutto la benevola
e benefica vicinanza.
Amore e fedeltà
Lo schema – secondo il canovaccio che vale per tutti i salmi di questo
tipo - comprende tre passaggi essenziali: 1. Un invito (v. 1), in cui è da notare il parallelismo tra lodare
/ dar gloria e tra popoli tutti / nazioni; 2. Il motivo della lode (v. 2), espresso
anch’esso con un parallelismo
(tra amore forte e fedeltà che dura in eterno); 3. La conclusione (al termine del v. 2) che
riprende l’invito iniziale (Hallelu‑Yah) che non è, un semplice grido di
gioia come potrebbe sembrare a chi si è abituato a identificare l’alleluya
con il tempo pasquale, ma l’imperativo plurale del verbo lodare (hll)
più le prime due lettere del sacro tetragramma (Yhwh) con il Significato
di “lodate il Signore”.
La Bible de
Jérusalem lo definisce, di fatto, un “Appel à la louange” (un invito
alla lode) e, nella Liturgia delle Ore, viene additato come “Invito a lodare Dio per il suo amore”,
ricordando che Paolo vi legge la profezia realizzata della riconoscenza dei
pagani salvati dal Cristo (cf. Rm 15,8-11). Nel Salmo 117 risalta,
infatti, l'universalismo del Dio d’Israele che, pur avendo scelto quella
mediazione storica, non ha certo perso la memoria degli altri popoli. Il
salmista, infatti, sa che tutte le nazioni sono state benedette in Abramo (cf.
Gn 12,3) da un Dio che non può e non vuole venir meno a questa sua promessa.
Il parallelismo più
importante, infatti, è quello tra “amore” (chesed) e “fedeltà” (’emet)
del secondo versetto. Il primo significato di ’emet è verità, ma
qui si tratta di una verità dimostrata con i fatti, Dio è stato e continua a
stare al fianco del suo popolo e, quindi, è fedele. È ciò che vuol dire il
salmista quando, appunto, proclama che l’amore del Signore è grande e la sua
fedeltà per sempre. È ciò che Israele vorrebbe che comprendessero anche gli
altri popoli in modo da volgersi a Lui, come nell’esortazione del primo
versetto: “Lodate il Signore tutte le nazioni, popoli tutti fategli
omaggio”.
Per la preghiera del
cristiano
Facendo proprio questo invito alla lode, il cristiano, come è più
ancora dell’antico salmista, si sente missionario,
portatore, cioè, presso tutte le genti, della manifestazione più tangibile
dell’amore di Dio. Il minuscolo salmo 117 è, infatti, un invito rivolto a tutti
gli uomini che, anche quando non lo sanno, sono chiamati a sentirsi fratelli
attorno alla mensa del Padre di Gesù che, morendo per tutti, ne ha mostrato la
misericordia.
Il binomio chesed-’emet
(bontà e fedeltà) fa sempre riferimento all’Alleanza che Dio ha voluto,
liberamente e di propria iniziativa, stipulare – attraverso Abramo – con tutti
i popoli della terra. In quanto buono, Dio promette (stipula una Alleanza) e,
in quanto fedele, mantiene le promesse che, a partire da Abramo, culminano
tutte in Gesù. In Lui, infatti, la forte bontà di Dio si estende a tutti e
rimane in eterno. Per questo, tutti, sono invitati alla lode che, in fondo, non
è altro che la forma più elevata della gratitudine. Fa bene, dire spesso questa
giaculatoria che riporta all’essenziale tutte le nostre preghiere.
Che cosa ci ha insegnato, infatti,
lo stesso Gesù, se non che Dio, Padre di tutti, ha così tanto amato il mondo da
inviare suo Figlio e di andare a dire in tutto il mondo questa buona notizia?
Sì, in Cristo, l’amore di Dio per noi è veramente forte e la sua fedeltà dura
veramente per sempre. Noi ci sforzeremo di corrispondere a questo amore, ma
anche quando questo non accadrà, Lui, il Padre, non cesserà di attenderci a
braccia aperte. Perché il suo amore è forte (gabar) e la sua fedeltà (’emet ) è per sempre.
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