Il profumo della fraternità nella casa comune


P. BRUNO MORICONI, o.c.d

 

 

 

Signore, insegnaci a pregare

 

 

Quando pregate dite Padre

 

       Racconta l’evangelista Luca che «un giorno,Gesù si trovava in un luogo a pregare e, quando ebbe finito, uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a Pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Allora Gesù disse: Quando pregate, dite: "Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno. Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; perdona a noi i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro  debitore,e non farci entrare nella tentazione”.

        Poi disse loro: Chi di voi se ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è arrivato da me un amico di passaggio e non ho nulla in casa da dargli, se quello dall'interno gli risponde: Non mi dare noia, la porta è già chiusa e i miei bambini sono già a letto con me, non posso alzarmi per darti ciò che chiedi; vi dico che se non si alzerà a darglieli perché gli è amico, si alzerà e gli darà quanto ha bisogno perché l'altro insiste.

      Perciò vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa viene aperto. Tra di voi, quale padre darà, a suo figlio che lo richiede, un serpente invece che un pesce? Oppure se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Dunque, se voi, cattivi come siete, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono» (Lc 11,1-13).

 

Se perdonate

 

       Secondo Matteo, dopo aver detto che chi voleva pregare, doveva entrare nella sua camera e, chiusa la porta, pregare il Padre nel segreto, Gesù aggiunse: «Pregando, poi, non sprecate le parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate, dunque, come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi, dunque, pregate così: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”.

     Se voi infatti – conclude Gesù - perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,7-15).

 

 

Padre

 

Quando pregate, dite: “Padre”,

disse Gesù ai suoi discepoli.

 

Anche se nessuno,oggi,

chiama così

il proprio genitore,

“Padre” è una parola dolce

e piena di risonanze intime.

 

Dice tenerezza e sicurezza,

insieme.

 

E Gesù ha voluto che ti

chiamassimo così,

accanto a noi,

Padre nostro.


 

 

                                                                                 Nostro

 

Ha voluto che ti dicessimo nostro,

perché la tua vicinanza

deve allargare gli orizzonti.

Tu, Padre,

non sei soltanto mio.

 

Sei nostro

e vuoi che ci sia anche il mio fratello,

quando ti chiamo così.

 

Da sempre, hai voluto

che non mi nascondessi

da te

ma neppure da mio fratello.

 

Dove sei, Adamo,

lontano da me?

Dov’è tuo fratello, Caino,

lontano da te?

 

Che te ne faresti della mia offerta,

se non la portassi

insieme a mio fratello?

 

Forse volevi dire proprio questo,

a Caino,

imbronciato,

quando avevi guardato ad Abele

e non

ai frutti del suo campo.

 

Se agisci bene

e custodirai tuo fratello,

invece di aggredirlo,

puoi tenere alto

il tuo volto,

davanti a lui e davanti a me.

 

Se agisci male,

si accovaccia alla tua porta

il Maligno

e tu vaghi lontano,

da me, ma anche da te stesso.

 

L’appetito dell’invidia è in te,

ma tu dominalo,

ricordando

che io sono Padre tuo

e di tuo fratello,

prima delle offerte.


Che sei nei cielo

 

Padre nostro

che sei “nei cieli”...

 

Ma Tu, Padre,

sei davvero lassù?

 

Se nessun luogo

può contenerti,

ti contengono, forse, i cieli?

 

Dicendo così

gli occhi si alzano, però,

e il cuore si dilata

verso spazi

infiniti,

almeno quanto quelli del cielo,

ultimo riferimento

ai nostri spostamenti.

 

Se, dunque,

sei un Padre celeste,

avvolgi tutti

e tutti attendi,

sempre più in là

dei nostri segreti progetti.

 

I nostri padri della terra,

anche i migliori,

non hanno braccia grandi

come le tue.

Un giorno o l’altro, poi,

gli si fanno vecchie

e si stancano.

 

Le tue, invece,

si tendono anche a loro

e, nel tuo abbraccio,

ci ritroviamo tutti,

padri e madri,

figli e figlie.

 

Tutti figli tuoi

e fratelli fra noi,

senza che le differenze spariscano,

quando i padri

si fanno di nuovo bambini

e i loro bambini

diventano padri.

 

Poiché, da Te,

Padre Celeste,

ogni paternità sulla terra

prende nome

e vigore.

 

 

 

Sia santificato il tuo nome

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono parole difficili,

queste,

Padre nostro.

 

Come santificare, noi,

il tuo nome?

 

Chi dirò che mi manda?

ti chiese Mosè,

quando Tu volesti inviarlo,

benché balbuziente,

dal terribile Faraone,

soltanto nel tuo nome.

Colui che sono

e sarò con voi,

gli dicesti,

quando sembrava impossibile

che un dio,

anche uno qualsiasi,

si prendesse cura

di un povero gruppo di schiavi,

costretti a impastare mattoni

di mota e di paglia,

per gli Egiziani. 

 

Il Dio di Abramo,

il Dio di Isacco

e il Dio di Giacobbe, aggiungesti.

Padri che ricordavano,

unica gloria di un passato

troppo lontano.

 

Non conoscevano te,

ma avevano sentito parlare di loro

e della fede che aveva spinto Abramo

a lasciare Ur dei Caldei,

per una terra ancora soltanto promessa.

 

A stento e a tentoni,

anche quei poveri schiavi

ti seguirono.

 

E Tu, da solo,

li guidasti nel deserto.

Non c’era,

con Te,

alcun dio straniero.

 

Fu la grande esperienza,

la promessa e la terra.

Il Tuo bastone e il Tuo vincastro

davano loro sicurezza.

 

Ora, il Figlio,

dice che il tuo nome è Padre,

Padre nostro,

e che non vuoi

che si venga più soli

da Te.

Nemmeno quando ci si sente

davvero così,

scartati da tutti.

 

Perché Tu sei

il nostro Padre celeste.

Sai i bisogni

di tutti i tuoi figli,

prima ancora che t’invochino.

Come il sole

che è lo stesso

qui e agli antipodi,

avvolgi tutti

ad uno ad uno.

 

Come il padre della parabola

abbracci il figlio finalmente tornato,

ma anche l’altro

che non sa perdonare.

 

Sia santificato,

dunque, il Tuo nome.

Come il figlio ramingo,

anche noi

ci alziamo per dirti “Padre”.

 

Nel Tuo Figlio,

mandato a guarirci,

anche noi,

ti riconosciamo,

nostro Padre.

 

Misterioso come il vento,

lo Spirito

spira anche la nostra preghiera.

 

 

 

Venga il tuo regno

 

Sei Padre

e hai un regno, Signore?

 

Te lo chiedo quasi temendo,

ancora,

la tua Maestà,

ma lo Spirito

mi conduce di nuovo.

 

Un titolo simile,

lo trovo,

scritto in tre lingue,

sulla croce del Tuo Figlio:

“Gesù di Nazareth, re dei Giudei”.

Un cartello di condanna per Lui

e di salvezza per tutti.

 

I giudei, credendolo una bestemmia,

vogliono farlo togliere.

Pilato,

ha dato ordine di scriverlo

proprio per irritarli,

e, come loro,

non crede in Gesù.

 

 

Sei re?

Gli domanda,

da solo a solo.

 

Ma proprio quando pensa

di umiliarlo,

col potere

di crocifiggerlo o di liberarlo,

si sente rispondere di sì.

 

Sfidando la condanna,

quel pazzo di Nazareth,

si dichiara proprio re.

 

Anche se,

il Suo Regno,

non è di questo mondo

e il Padre

non manda nessuno

a salvarlo dalla morte.

 

Devo andare al Calvario, Padre,

quando invoco che venga

il Tuo regno.

 

Il tuo regno, infatti, comincia lassù,

dove il Tuo Figlio muore

perdonandoci tutti,

perché…

non sappiamo quel che facciamo.

 

Ho ancora paura a chiederlo,

ma voglio che venga,

questo Regno

che vuoi dare anche a noi,

insieme alla croce,

ma con la certezza del tuo amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sia fatta la tua volontà

 

La Tua volontà…

 

Chi potrebbe fare,

la Tua volontà,

se non Tu stesso

che sai ciò che vuoi e che è bene?

 

Che potresti volere,

poi,

che si faccia per Te,

che già non hai?

 

È forse per noi

Che domandi

di chiederti anche questo?

 

è il nostro bene,

la tua volontà,

Padre nostro?

 

Gesù ti chiese d’allontanargli

il calice amaro,

ma disse di non volere altro

che la tua volontà.

 

Anche noi,

vorremmo pregarti così.

Ma bisogna

che lo mormori,

il tuo Spirito

leggero e possente,

contro la nostra paura.

 

Se lo suggerisce,

anche noi,

timidi ma convinti,

diciamo:

sia fatta la Tua volontà.

 

Deve farla,

con noi ed in noi,

Colui che Ti conosce

bene, Padre.

Sa il tuo amore

e può insegnarlo anche a noi.

 

Venga, dunque,

il Tuo Spirito.

Ci dica che siamo Tuoi figli,

anche noi,

e sia fatta la Tua volontà,

come in cielo, così in terra.


Come in cielo  

A dir la verità,

non lo sappiamo,

Padre,

come la tua volontà

sia fatta in cielo,

 

 

Gli angeli e i santi

compiono 

la tua volontà,

in cielo.

Ma noi siamo terrestri, noi…

 

Ciò che dobbiamo fare,

quaggiù,

è diverso

dai compiti di lassù,

Padre celeste!

 

Là ci attendono

Gesù, la Madre, i Santi

e tutti coloro

che ci hanno preceduto

vicino a Te.

 

Ma quaggiù?

Bisogna guardare tuo Figlio.

La tua volontà, lui,

l’ha compiuta quaggiù.

Nell’incomprensione,

ma con tutto il cuore.

 

Vuol dire

amare fino a dare la vita,

come Lui?

 

I santi

che l’hanno seguito

nelle opere dell’amore,

hanno capito.

Come Gesù,

ti chiamavano Padre

e amavano i fratelli,

ad uno ad uno.

 

Come Te,

Padre celeste,

che abbracci tutti,

aspettando anche

chi non vorrebbe

entrare alla festa.

 

Se aspetti anche me,

insegnami a compiere la tua volontà,

perché mi ami.

 

 

 


così in terra

Così nella nostra realtà

e nel nostro mondo,

dove hai mandato il Figlio

e lui manda noi.

 

Qui ed ora,

nelle occupazioni

della vita,

gioiose e tristi,

leggere e pesanti.

 

Tutte importanti,

ai tuoi occhi,

Padre,

perché noi,

siamo tuoi figli.

   

 


Dacci oggi

il nostro pane quotidiano

 

 

Questo, Padre,

te l’avremmo chiesto

anche senza l’insegnamento

del Maestro.

 

Il pane

è tutti i nostri bisogni

e il bisogno

è già una preghiera.

 

Tu,

Padre nostro celeste,

non potresti

non darci il pane.

 

Anche i nostri padri terreni,

quando gli chiediamo pane,

non ci danno pietre.

 

Non lo faresti Tu, Padre,

che sai,

prima di chiedertelo,

il nostro bisogno?

 

 

 

 

 

Non comprendiamo perché,

molti dei nostri fratelli,

non abbiano

nemmeno il pane

e ci viene spontaneo

incolpare anche Te.

 

Perché?

Ti chiediamo,

senza ricevere risposta.

 

Tu non rispondi,

ma non ci vieti

di gridare così.

 

Anche l’antico salmista

Ti chiedeva perché,

e Tu hai consacrato

la sua preghiera

nei salmi di lamento.

 

E, forse,

ci dai una risposta,

quando,

alla domanda spontanea del pane,

vuoi che aggiungiamo

che sia quello del giorno.

 

 

Vuoi suggerirci che

– se volessimo davvero così –

ce ne sarebbe per tutti?

 

Ce ne sarebbe per tutti

e ne avanzerebbe.

Come il giorno

della moltiplicazione dei pani,

sette o dodici ceste.

 

Convinci noi, Padre,

e il mondo intero,

a spartire.

 

Altri miracoli,

non ne volesti fare,

nemmeno per il Figlio,

quand’ebbe fame.

 

Lui che aveva compassione

e moltiplicava il pane per le folle.

Con cinque pani e due pesci

tutti rimasero sazi.

 

 

 

 

 

 

   

 

Rimetti a noi i nostri debiti

 

Forse,

il debito più pesante

è proprio l’egoismo

e l’accumulo di pane.

 

Gli altri peccati

li  cancelli tutti.

ricordando la tua misericordia.

Te li getti alle spalle,

perché Tu sei buono,

Padre.


Come noi li rimettiamo

ai nostri debitori

 

Eccoti di nuovo

a braccia aperte

Padre “nostro”.

 

Come un padre

nella sua famiglia,

non può perdonare

a uno solo dei suoi figli,

finché

non li vede riconciliati tutti,

così anche Tu,

se uno si ostina

a non voler perdonare

suo fratello.

 

Vuoi educarci,

Padre nostro celeste,

facendoci sentire

sempre in debito

del debito del fratello.

 

Vuoi farci crescere

insieme.

Solo pretendere,

non si può,

neppure da Te.

Bisogna anche dare.

 

Se t’offendiamo,

ci perdoni,

ma non puoi permettere,

che non siamo aperti

a perdonare

- almeno in cuore -

anche noi,l’offesa.

 

Non puoi perdonarci,

se chiudiamo le porte al fratello

e non preghiamo

perché lui non chiuda

la sua

in faccia a noi.

 

Se voi, infatti,

perdonerete agli uomini le loro colpe,

il Padre vostro celeste

perdonerà anche a voi.

Ma se non perdonerete agli uomini,

neppure il Padre vostro

perdonerà le vostre colpe,

concluse Gesù.

 

Poiché Tu  sei Padre di tutti.

 

 

 

E non c’indurre in tentazione

 

Questa richiesta

ci pare primitiva,

Padre.

 

Potresti indurci,

proprio Tu,

nella tentazione?

 

Eppure,

è Gesù

che c’insegna

a pregarti così…

nel Getsemani.

 

Non è peccato,

la tentazione,

ma l’occasione

del coraggio del bene,

fino in fondo.

 

Lo vedo in Gesù,

tentato nel deserto,

ma soprattutto nell’Orto.

Nemmeno Tu,

potesti impedirla,

la sua tentazione.

Ma dopo averti gridato forte: “Padre”

Si rialzò.

 

Se preghiamo anche noi così,

la tentazione

non vince la nostra debolezza.

 

Andiamoci, dunque,

con Gesù,

nel nostro orto degli Ulivi.

 

Magari sonnolenti,

come Pietro, Giacomo e Giovanni,

ma andiamoci, con lui.

 

Rialzatosi dalla preghiera,

Gesù dice anche a noi,

come a quei discepoli,

di pregare,

per non cadere in tentazione.

La nostra carne è debole,

ma lo Spirito…

lo Spirito è forte.

 

Anche Pietro dubitò

sulle acque del lago,

ma gridò forte

e Gesù gli tese la mano.

 

Fa’, o Padre,

che la tentazione

e il dubbio che Tu

non sia al nostro fianco,

nella prova,

non ci inchiodi.

E liberaci dal Maligno.


Ma liberaci dal Male

 

Te l’abbiamo già chiesto

e siamo certi che Tu,

Padre,

ci libererai sempre,

dal male

e dal Maligno.

 

Lo hai fatto per Tuo Figlio

e lo farai

anche per noi.

 

Per questo,

diciamo: Amen!

Siamo certi che è così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL PROFUMO DELLA PREGHIERA

Ero in treno e avevo tra le mani una rivista illustrata, quando mi venne di mettermi a pregare.

Scendeva il tramonto e, per non distrarmi dietro al rumore del convoglio e delle voci dei passeggeri, cominciai a scrivere ciò che mi suggeriva il Padre Nostro che, quasi automaticamente, avevo cominciato a dire mentalmente.

Non avendo altra carta, cercai uno spazio bianco sulla rivista e appuntai la mia preghiera su due pagine di pubblicità. C’era scritto soltanto il nome di un profumo e queste parole che - me ne rendo conto ora che ho appena finito di trascriverla e di correggerla - esprimono bene ciò che andavo cercando anch’io, in quel momento di raccoglimento.

Quel profumo veniva reclamizzato come “Relaxing Fragrance”. Non me n’ero accorto, ma mi sembra che quelle due parole esprimano proprio ciò che, misteriosamente, emana dalla preghiera, quando ci sorprende desiderosi di Dio, magari in treno: un profumo rilassante.

Con questa consapevolezza, trascrivo queste riflessioni da quelle pagine, strappate alla pubblicità. Mi sono accorto che contengono un po’ di quella fragranza.

La preghiera è più esclusiva e personale di qualsiasi profumo, ma può darsi che anche la mia invogli qualcuno a fare la sua, ogni giorno, sul treno o per la strada, a casa o al lavoro. Le mie riflessioni contano poco, ma le parole del Padre Nostro illuminano sempre se lo diciamo nel segreto dei nostri veri bisogni.

 

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