“Beata colei che ha creduto”

Pregare con Maria (Lc 1,39-45)

 

P. Bruno Moriconi, o.c.d.

 

 

 

            “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda” (v. 39), scrive Luca introducendo il mistero della visita della madre di Gesù alla cugina Elisabetta.

            Perché l’evangelista ci tiene tanto a dire che Maria si mette in viaggio, “in fretta”? Certamente, per rilevarne la carità (Elisabetta è al sesto mese ed ha bisogno di aiuto), ma anche perché – benché piena di grazia (Lc 1,28) - Maria si sente spinta, a confrontare la propria fede anche con la sorella che l’angelo le ha indicato come oggetto, anche lei, della potenza dell’Altissimo (Lc 1,36). In una parola, per condividere la sua gioia ed il suo timore, con la gioia ed il timore di Elisabetta.

            La fretta che la spinge a mettersi in cammino verso le montagne di Giudea si traduce, tuttavia, anche ed immediatamente in preghiera. Il suo incedere frettoloso è, infatti, anche  il modello d’ogni vero viaggio di fede: andare a portare il Signore che si porta dentro e, raggiunto l’altro nel suo bisogno, benedire e lodare Dio insieme.

            Ciò che avviene tra le due donne che si corrono incontro, contiene soprattutto questa dimensione orante. Il loro è un dare ed un ricevere contemplativo nella luce e nel calore dello Spirito che, già sceso su Maria, riempie ora anche Elisabetta.

            Salutata a Nazareth dall’angelo, Maria saluta, ora, Elisabetta e - come il saluto angelico aveva indotto, in lei, turbamento (Lc 1,29) -, il suo fa sussultare il grembo della cugina che la benedice e la dichiara beata.

            Dalle labbra di Elisabetta giungono a Maria due grandi titoli [“Benedetta fra le donne” (v. 42) e “Madre del Signore” (v. 43) ] ed una beatitudine: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (v.45).

            Da parte sua, venuta con la fretta dell’amore, della fede, Maria ascolta senza schermirsi e, aprendo a sua volta le labbra, dichiara – come del resto sa anche Elisabetta - che grande è solo il Signore ed il loro incontro si fa riconoscenza e il loro stare insieme, preghiera.

            Come se non avesse niente di più importante da fare, la Madre del Signore resta, infatti, in casa di Zaccaria, per tutto il tempo che la cugina ha bisogno di lei. “Circa tre mesi”, scrive Luca, ricordandosi che era proprio questo il tempo che mancava alla nascita di Giovanni.

            Pregare, infatti, vuol dire riconoscere la presenza del signore in ogni cosa e rimboccarsi le maniche.