Si tratta di una nuova lettura della parabola del Buon Samaritano per mettere in risalto che un atto di amore per il fratello è sempre anche un atto di fede. Fermandosi a soccorrere quell’uomo, il samaritano “vede” ciò che del mistero della vita gli occhi da soli non possono vedere. Senza i gesti concreti del Samaritano che interrompe i propri affari per curarsi solo di lui, quel certo uomo (ánthropos tis) sarebbe restato lì senza volto né dignità, al pari di un animale ferito e destinato a morire. Nelle braccia di quel soccorritore comincia, invece, ad essere di nuovo se stesso e, al momento opportuno, capace di vedere il proprio volto in quello del suo benefattore che si è preoccupato e continua a preoccuparsi di lui. Per questo, “prossimo” non è qualcuno da riconoscere al di fuori di noi stessi, ma colui che si deve diventare, come figli dello stesso Padre, ogni volta che si presenta il bisogno dell’altro. 

 

 

Dalle testimonianze pubblicate in questo libro emerge il grande spessore umano e spirituale di padre Luigi dell’Immacolata (1911-1983): l’artista, il carmelitano, il sacerdote ed il consigliere attento e premuroso verso chiunque lo accostava. “Due cose io lascio: l’Unione Carmelitana Teresiana e un Santuario per cui ho lavorato tutta la vita”, disse all’Arcivescovo di Lucca che era andato a portargli il Sacramento degli Infermi. L’Unione Carmelitana Teresiana è l’Istituto secolare fondato da padre Luigi per affiancare l’opera del Carmelo sulle strade del mondo. Come ricordano i testimoni che lo conobbero di persona e che parlano in questo libro, padre Luigi trasmetteva quella sapienza che aveva assimilato alla scuola dei grandi maestri del Carmelo e che aveva fatto sua nella vita.

 

“Questo piccolo libro scritto a quattro mani all’indomani del centenario della morte di Gemma Galgani (1878-1903) è in parte biografico e in parte dottrinale. Movendo dagli studi esistenti, oltre che dagli scritti della santa, offre al lettore alcuni frammenti del suo messaggio e della sua esistenza. Una vicenda che, sebbene segnata da fenomeni non comuni, si svolge nella più radicale quotidianità. Una vita breve la sua, ma segnata da abbandoni dolorosi e ricca di incontri fecondi, primo tra tutti quello con Dio. Il libro propone una serie di spaccati sull’anima di Gemma, per imparare da lei la fiducia che vince l’inevitabile solitudine della vita e per far vibrare al meglio le corde dei propri sentimenti, alla luce della fede in Gesù. Il Cristo Salvatore, infatti, continua a passare anche oggi accanto ad ogni persona e a ciascuno chiede soltanto, come a questa santa, di essere accolto”

 

L’angoscia della disperazione è un sentimento nobile quanto la forza che nasce dalla fede, ed è questo l’omaggio che il libro di Giobbe rende alla sofferenza nella sua forma radicale, fatta di dolore ma soprattutto di solitudine. In questo grande libro sapienziale, scritto assai prima di Cristo, si va contro tutti i compromessi pietistici o etici, combattuti quali soluzioni di bassa lega, indegne di Dio e offensive per chi soffre. Da una parte c’è Giobbe con il suo grande dolore e, dall’altra, Dio, talmente assente da sembrargli nemico. In realtà, l’unico che non dice nulla sulla sofferenza e sulle sue possibili ragioni, ma parla con Giobbe e n’ascolta i gemiti. Dal canto suo, il sofferente, a differenza dei gretti consolatori, non parla mai di Dio ma, a costo di dire cose molto temerarie, non cessa di gridare a Lui per invocarne la presenza, magari in tono di sfida. Il messaggio del libro di Giobbe cui le riflessioni che seguono vogliono introdurre il lettore, malato o consolatore che sia, è tutto qui. La sofferenza e la fede sono i due piedi dell’esistenza umana. Contro le attese del satana, la sofferenza, anche se mette Giobbe a dura prova, non piega la sua fedeltà a Dio. La fede, tuttavia, , senza rispondere al perché della sua sofferenza, lo strappa al baratro della disperazione. La salvezza sta nell’incontro tra il sofferente e Dio che sembra soffrire, impotente, accanto a lui. Gli resta il peso del dolore, ma non si sente più solo. Ed è questa la forza della fede, nel suo lungo cammino di sofferenza”